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Una
pubblicazione di Suva affronta i pericoli di origine professionale più
importanti che derivano dalla presenza di sostanze estranee nell'aria delle
piscine. I rischi, gli studi, le misure di prevenzione e i limiti per la
concentrazione di tricloramina.
Per approfondire il tema della sicurezza in
questi particolari ambienti di lavoro presentiamo un breve documento
informativo realizzato da Suva ,
istituto svizzero per l'assicurazione e la prevenzione degli infortuni,
intitolato "Factsheet cloramine nelle piscine ".
Il documento affronta i pericoli
di origine professionale più importanti che derivano dalla
presenza di sostanze estranee nell'aria delle piscine. I lavoratori in questo
ambiente possono presentare "irritazioni delle congiuntive, delle mucose del
naso e della gola come pure delle vie respiratorie inferiori, causate dal cloro
e da derivati del cloro (soluzione di ipoclorito di sodio, cloramine)". Inoltre
la presenza di guasti, ad esempio con fughe di cloro, vapori di acido
cloridrico o di ozono, può portare a "irritazioni acute delle vie respiratorie
come bronchiti, bronchioliti o disfunzioni delle vie respiratorie (RADS:
Reactive Airways Dysfunction Syndrome)".
Un altro pericolo per questi lavoratori è rappresentato dalla possibile
comparsa di asma
professionale come conseguenza della tricloramina, un derivato
delle cloramine.
Senza dimenticare che, in ambito respiratorio, allergie possono essere causate
anche da micobatteri (polmonite da ipersensibilità) o da funghi (p. es.
aspergillus)".
Nella letteratura scientifica sono poi descritti "problemi a livello delle vie
respiratorie causate da endotossine e da polveri organiche (Organic Dust Toxic
Syndrome)", nonché casi di febbre di Pontiac come conseguenza dell'esposizione
a legionelle.
Le cloramine
Il documento ci ricorda le cloramine "si
formano a partire da composti dell'azoto, immessi dai bagnanti (urina, sudore)
nell'acqua delle piscine, nonché dal cloro e dai suoi derivati, utilizzati per
l'igiene nelle piscine". E i derivati più importanti delle cloramine sono la dicloramina e la tricloramina.
In particolare la tricloramina
"causa delle irritazioni a livello delle congiuntive e delle vie respiratorie
superiori e inferiori".
Da uno studio
effettuato dall'INRS
francese (Institut National de Recherche et de Sécurité) - su un campione di
334 dipendenti in 63 piscine - si evidenzia che "le irritazioni delle
congiuntive, del naso e della gola nonché delle vie respiratorie inferiori sono
state lamentate con una frequenza superiore in questo gruppo professionale". E
più è alta l'esposizione alle cloramine, più frequentemente sono state rilevate
irritazioni.
In particolare le "persone testate
lamentavano molto più spesso disturbi irritativi se le concentrazioni di
tricloramina erano superiori a 0,5 mg/m³. Dove le concentrazioni erano invece
tra 0,3 e 0,5 mg/m³, i lavoratori avvertivano soprattutto dei disturbi alle
congiuntive".
Normalmente i disturbi erano presenti solo sul luogo di lavoro e "non è
stata constatata una relazione tra i disturbi cronici a livello delle vie
respiratorie e l'esposizione a cloramine".
Partendo da questo studio si può dunque affermare che la cloramina "causa disturbi
irritativi temporanei alle congiuntive, alla faringe e alle vie respiratorie
inferiori e superiori a seconda del livello di concentrazione nell'aria
ambiente".
Che le cloramine possano portare ad una vera asma professionale acuta "è stato
mostrato a più riprese, ed in parte documentato, con test specifici di
provocazione bronchiale". E questa patologia "non è stata rilevata solo nel
caso di dipendenti delle piscine ma anche nelle persone che lavorano nella
sanità pubblica (disinfettanti) e nel campo della medicina legale".
Inoltre una relazione tra l'influsso di cloramine e la comparsa di asma "è
stata descritta anche per i nuotatori sportivi, sia per gli adulti e i bambini
che si soffermano in piscine".
La prevenzione
Se gli studi svolti finora "non permettono
ancora di stabile per la tricloramina un valore limite basato sulle conseguenze
per la salute", per "prevenire o almeno ridurre i disturbi irritativi dovuti
all'esposizione professionale alla tricloramina (ad esempio nel caso dei
bagnini), è
consigliabile mantenere le concentrazioni di al di sotto del valore indicativo
di 0,5 mg/m³".
Anche se - riporta il factsheet - "è tuttavia preferibile mantenere un valore di 0,3 mg/m³".
Le concentrazioni di tricloramina superiori a 0,5 mg/m³ "sono state rilevate
soprattutto nelle piscine con attrazioni particolari e meno nelle piscine
classiche, dovute spesso alle temperature più elevate dell'acqua e dell'aria e
alla maggiore liberazione nell'aria ambiente causata dalla superficie mossa
dell'acqua".
Alcuni dei consigli e delle misure
di prevenzione riportate nel documento:
-
far seguire ai bagnini una specifica formazione sull'uso di disinfettanti
nelle piscine pubbliche;
-
"se, sulla base dei disturbi presentati da dipendenti, si suppone l'origine
professionale dell'asma o un suo notevole peggioramento causato dalla
professione", sottoporre i lavoratori ad un "accertamento medico specialistico
per documentare o escludere un'asma effettivamente di origine professionale";
-
se i dipendenti "presentano delle irritazioni della regione delle
congiuntive, delle vie respiratorie superiori e inferiori o della gola, è
necessario chiarire le cause e, sulla base dei risultati, esaminare
l'attuazione soprattutto di misure tecniche (verifica della clorazione,
ottimizzazione quantitativa e qualitativa del ricambio dell'acqua, aerazione
naturale e tecnica migliorata dei locali; sorveglianza delle piscine da una
cabina e con videocamere) e di misure organizzative (riduzione del tempo di
presenza nella zona delle piscine; rispetto delle regole d'igiene da parte dei
bagnanti)".
Fonte: Puntosicuro
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