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La certificazione ambientale delle Funivie Alpe Cermis

Il ruolo della certificazione ambientale nella costruzione di reti ecologiche: moderno strumento di conservazione ambientale del territorio.

L’esempio delle Funivie Alpe Cermis.

La più moderna teoria di conservazione della natura afferma che i parchi, le aree protette,

funivie_alpe_cermisi biotopi, ecc.. per quanto importanti, da soli e per la loro limitata estensione rispetto a tutto il territorio non sono sufficienti per la tutela ambientale del territorio. A conferma di ciò si fa comunemente riferimento alla Teoria delle isole: “le isole più sono piccole e lontane dalla terraferma, maggiore è la diminuzione in ricchezza e diversità di specie vegetali e animali presenti” (Mc Arthur e Wilson, 1960). In seguito altri ricercatori notarono che i parchi e le riserve naturali potevano essere paragonati, naturalisticamente parlando, a vere e proprie isole circondate da territori spesso densamente popolati e antropizzati, quindi simili a barriere quanto quella creata dal mare per le vere isole e quindi con analoghi problemi per la flora e la fauna.

Sulla base di questa teoria è sempre più necessaria e impellente la creazione di reti ecologiche che colleghino fra loro le aree protette in modo da garantire la sopravvivenza delle comunità biologiche. Creare una rete ecologica significa quindi non solo saper valutare la capacità di interscambio di piante e animali fra territori protetti, ma anche, in senso ecologicamente più ampio, fra i processi ecologici e le comunità umane che dimorano nell'intero sistema territoriale che per semplicità potremmo definire una bioregione.

Ecco quindi emergere l'importanza del ruolo dei Comuni, delle scuole, degli abitanti e delle aziende di una bioregione per la creazione di reti ecologiche locali. Partendo quindi dal principio generale che tutto il territorio, anche se a livelli diversi, dovrà essere conservato, è necessario prevedere (vedi figura):

a) un sistema di aree protette (parchi, biotopi, riserve naturali, ecc…);

b) corridoi ecologici, per garantire la dispersione naturale di specie e lo scambio del patrimonio genetico fra le popolazioni;

c) zone tampone, ossia territori confinanti con le zone 1 e 2, dove possono essere realizzate attività umane ecocompatibili e il recupero ambientale di territori degradati;

d) nel resto del territorio e nelle città, la continuazione in maniera sempre più decrescente delle attuali attività non sostenibili nell'ambito di una loro possibile quanto necessaria riconversione alla sostenibilità ecologica.

Il fine ultimo sarà quello di garantire un’adeguata continuità ambientale a tutto il territorio.

I mezzi per la creazione e sviluppo delle zone 1 e 2 della rete ecologica sono già stati individuati (istituzione di parchi, aree protette ed altro) mentre per la realizzazione di zone di tipo 3 e 4 è necessario determinare degli strumenti che possano garantire uno sviluppo economico e sociale del territorio interessato nel pieno rispetto dell’ambiente.

In ogni caso, la rete può esistere e svilupparsi soltanto a condizione che i soggetti amministrativi e sociali coinvolti cooperino strettamente. Occorre, in un primo tempo, determinare ed utilizzare concetti e norme comuni, quindi selezionare gli spazi per poi gestire la rete in modo coerente.

I soggetti coinvolgibili in questo processo, più che progetto, sono potenzialmente tantissimi: Unione Europea, Stato Centrale, Autorità di Bacino, Regioni, Province e Comuni, Comunità montane, ma anche Associazioni Ambientaliste, Culturali e sportive, Associazioni di Categoria (agricoltori innanzi tutto), aziende, cittadini.

La rete ecologica rimanda infatti ad un sistema aperto, territorialmente, di relazioni tra i differenti elementi biologici e paesaggistici che la costituiscono e non può, perciò, essere racchiusa e delimitata all'interno di limiti amministrativi rigidamente definiti. Interessando, quindi, porzioni di territorio variamente localizzate, la rete ecologica interagisce con più scale e strumenti amministrativi di pianificazione territoriale. Per potere quindi incorporare con efficacia il tema della progettazione della rete ecologica negli strumenti di pianificazione territoriale è necessario affrontare il problema dell'integrazione tra differenti azioni e scelte di programmazione ad una scala alla quale responsabilizzazione collettiva e individuale possano confrontarsi, per quanto riguarda gli obiettivi di tutela del capitale naturale e ambientale e le istanze di sviluppo insediativo. E’ necessario favorire e sviluppare il coinvolgimento della società nei processi decisionali riguardanti la protezione dell'ambiente e la salute dei cittadini, aumentando la consapevolezza delle parti sociali sul ruolo e sul contributo che possono fornire per incidere positivamente sulla sostenibilità dello sviluppo.

Una realtà industriale o artigianale può contribuire alla realizzazione di una rete ecologica funzionale tramite azioni di miglioramento delle proprie prestazioni ambientali impegnandosi al rispetto della legislazione vigente e alla programmazione di interventi strutturali o gestionali per ridurre il proprio impatto sul territorio. Lo strumento per poter dimostrare questa assunzione di responsabilità è sicuramente la certificazione ambientale secondo lo schema ISO 14001 o EMAS.

Queste normative di adesione volontaria tendono a creare le condizioni affinché le imprese, per rafforzare la loro competitività sul mercato, non debbano solo fornire buoni prodotti a basso costo, ma debbano rendere le loro tecnologie, i loro processi di produzione ed i loro prodotti compatibili con la salvaguardia dell'ambiente.

Un esempio significativo è la certificazione ambientale delle Funivie dell’Alpe Cermis. La società gestisce impianti di risalita, impianti di innevamento artificiale ma soprattutto un’area sciistica che si estende su un’area vasta, che va dal Paion del Cermis alla ridente conca del Prafiorì Salera, con una superficie di poco inferiore ai 35 ettari. L’organizzazione condiziona l’ambiente di un intero versante della montagna. Questa vasta area, se non è gestita correttamente, potrebbe essere una potenziale “barriera” nella creazione di una rete ecologica locale intesa come sistema interconnesso di habitat capace di contrastare il crescente degrado del territorio, ed ostacolare il progressivo impoverimento di biodiversità.

Le Funivie Alpe Cermis S.p.A. forniscono alle persone che desiderano scoprire le bellezze naturali della montagna il servizio di risalita all’Alpe Cermis con una moderna cabinovia e una storica funivia. Per gli amanti dello sci l’Organizzazione gestisce delle piste perfettamente innevate e sicure. Chi ha conosciuto le montagne della Valle di Fiemme per averle frequentate nel tripudio dell’estate e nel fulgore dell’inverno sarà tentato di considerarle come un luogo ideale, privilegiato, di bellezza incomparabile. Chi passeggia, visita o vive nella montagna partecipa ad un’epopea di emozioni in cui la natura è grande protagonista. Proprio per questo motivo Funivie Alpe Cermis S.p.A ha adottato un sistema di Gestione Ambientale secondo la Norma UNI EN ISO 14001 con il seguente scopo: l’ambiente deve diventare il protagonista delle attività quotidiane e straordinarie dell’organizzazione.

Questa è la Politica ambientale della Società, documento cardine del Sistema di Gestione Ambientale - sviluppato dalla Cooperativa Ecologica Trentina (C.E.T. S.c.a r.l.) di Trento -, e certificato da DNV Italia S.r.l. nel marzo 2004: Politica, nella quale è chiaramente dichiarato l’impegno nel volere operare a favore della continuità ecologica (base della teoria delle reti) del Territorio che dal Lagorai si estende fino alle cime che fanno da spartiacque con la Val Floriana e la Val dei Mocheni.

(articolo comparso sul mensile LA COOPERAZIONE TRENTINA, 2004)

 

L’autore: Dott. Luca Laffi, laureato in fisica, tecnico competente in acustica e progettista qualificato in sistemi di gestione ambientale, lavora presso la C.E.T. soc. coop di Trento.