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Bolla fotovoltaica italiana? Le cifre, in effetti, sono
diventate piuttosto grosse. Al SolarExpo, chiusosi a Verona, quasi 70mila
visitatori hanno fatto giare, nei suoi tre giorni, i tornelli della Fiera. Il
9% in più sull'anno scorso, per un'industria, quella delle rinnovabili nel suo
complesso, che oggi fattura circa cinque miliardi di euro, muove oltre 400
medie imprese (e alcune migliaia di piccoli istallatori) nel fotovoltaico, nel
solare termico, nelle soluzioni edilizie a risparmio energetico, nell'eolico (e
ormai mini-eolico), nell'efficienza degli impianti e nelle biomasse.
Non poco, secondo l'analisi condivisa da noti esperti, in primis Luca Zingale,
direttore scientifico del SolarExpo e Arturo Lorenzoni, docente alla Bocconi e
fondatore di Galileia, la startup padovana che ha di fatto organizzato il club
degli innovatori 4R4, una ventina di startup che testimoniano della vivacità di
questa frontiera, anche in Italia.
Il Gse (il Gestore elettrico, responsabile dell'erogazione degli incentivi al
fotovoltaico) ha presentato la bozza (ampiamente conosciuta) del secondo conto
energia che - stando alle ipotesi - dovrebbe ridurre la tariffa incentivata del
conto energia, dal 2011 in avanti, in un range che va dal 6% per gli impianti
integrati nelle costruzioni fino al 25% in meno per i grandi campi
fotovoltaici.
A 36 centesimi medi per chilowattora garantiti per vent'anni, e per contro un
crollo dei prezzi dei pannelli fotovoltaici stimato negli ultimi dodici mesi al
34%, oggi il mercato solare italiano è uno dei più appetibili del mondo. Di qui
un SolarExpo affollato da tutti i nomi, grandi e anche medi fotovoltaici
cinesi, tedeschi, Usa e persino spagnoli. Di qui un mercato con tassi di
crescita record (il Gse prevede 1,5 gigawatt di picco istallati nei prossimi
dodici mesi, più di tutto quanto si è fatto in Italia dalla nascita delle celle
solari a oggi) e anche nel solare termico, grazie alla detrazione di imposta
del 55%, oggi quello italiano è divenuto il secondo mercato d'Europa, dopo
quello tedesco (ma, a differenza del primo con una ben più robusta presenza
industriale nazionale). Tutto si gonfierà con i tagli alle tariffe incentivate
del nuovo round del conto energia. Qualcuno lo teme ma la gran maggioranza
degli esperti appare abbastanza tranquilla: «La discesa dei prezzi e l'aumento
di efficienza dei sistemi fotovoltaici è tale che anche un taglio quale quello
previsto nella bozza non fermerà la crescita di un settore, quello delle
energie rinnovabili, che sta raggiungendo i 5 punti di Pil - osserva Zingale -
ed è del tutto anticiclico».
Ora è il momento non solo del fotovoltaico
tradizionale, bancabile. Ma dell'innovazione al contorno, negli inverter, nei
sistemi di controllo, negli inseguitori e nei pannelli fotovoltaici a
concentrazione, che verranno inclusi nei nuovi incentivi. Aree dove l'industria
italiana è attiva, mentre pare aver perso la battaglia nei prodotti più
energivori o a grande scala (polisilicon, celle in silicio tradizionali). E poi
il termico, dove comincia (ma solo per grandi istallazioni) il passaggio al
solar cooling, all'integrazione con le pompe di calore di geoscambio, al
combinato fotovoltaico-calore. E qui un ripensamento della defiscalizzazione al
55% (limitata ai soli collettori solari di calore) viene richiesta da più
parti.
Ma non è tutto rose e fiori in questo settore in crescita via incentivi. Le
barriere burocratiche (e spesso di autentica corruzione su base locale) tuttora
pesano sullo sviluppo del mercato, con Regioni che hanno emesso normative a
macchie di leopardo e spesso dispongono di staff tecnici del tutto inadeguati.
In estate, insieme al decreto definitivo sul nuovo conto energia, dovrebbero
finalmente arrivare le tanto sospirate linee guida sulle autorizzazioni agli
impianti fotovoltaici e rinnovabili, improntate allo snellimento delle
procedure, a un'uniformità nazionale, e a una minore discrezionalità a livello
locale o comunale. Per l'Aper, che vi ha condotto una specifica indagine, il
costo sommerso della burocrazia (e altro) può arrivare al milione di euro per
megawattora per vent'anni. Il vero tallone d'Achille di una partita industriale,
e non bolla, nel suo complesso positiva.
FONTE: il sole 24 ore
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