IL FOTOVOLTAICO REGGE AI TAGLI |
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Conto energia. il costo inferiore degli impianti compensa in parte la riduzione del 20% degli incentivi. Test di convenienza per le Pmi con le nuove regole in vigore dal 2011. Produrre elettricità pulita, risparmiare sulla bolletta energetica e guadagnare con gli incentivi. Un impianto fotovoltaico sul tetto del capannone può essere la quadratura del cerchio per una piccola impresa: a condizione, però, di non sbagliare le scelte chiave. Gli impianti che entreranno in esercizio dal 1° gennaio 2011 subiranno un taglio del 18-20% degli incentivi rispetto ai livelli di quest'anno: una riduzione che non compromette la sostenibilità dell'operazione - perché il costo dei moduli fotovoltaici è diminuito negli ultimi anni -, ma che certo impone attenzione. Costi e benefici I vantaggi economici del fotovoltaico sono almeno tre:
Il ritorno dell'investimento Se il meccanismo è ben congegnato, senza prestiti bancari, l'investimento si ripaga in 6-7 anni. Se invece si ricorre a un finanziamento - cosa che fanno quasi tutti gli imprenditori che installano il fotovoltaico - i tempi si allungano, e si può arrivare anche a 17 anni, a causa della spesa per gli interessi. Anche in questo caso, però, un impianto ben progettato garantisce fin dal primo anno un saldo attivo al suo titolare, tra incentivi e risparmi in bolletta. La difficoltà, se mai, potrebbe essere l'accesso al credito, soprattutto per le aziende meno solide. «Anche se l'investimento viene ripagato dagli incentivi pubblici, le banche non lo vedono mai come un prestito autoliquidante, ma piuttosto come un prestito che va a ridurre il "castelletto" dell'impresa», spiega Renato Cremonesi, presidente di Cremonesi Consulenze. Questo è tanto più vero considerando che nessuna piccola impresa apre una società separata per gestire il fotovoltaico, come spiega Paolo Vignando, partner allo studio legale Macchi di Cellere Gangemi: «La costituzione e la gestione di una società dedicata finirebbe per azzerare gli eventuali vantaggi. Non dimentichiamo che l'impianto fotovoltaico è un investimento che si ammortizza fiscalmente in 11 anni, scontando ogni anno il 9% dell'importo iniziale». Per chi non riesce a ottenere un prestito, l'alternativa è rivolgersi a una delle società che - semplificando - costruiscono l'impianto a proprie spese sul tetto del capannone, incassano gli incentivi e "regalano" l'elettricità al proprietario dell'edificio. Ma è evidente che così l'imprenditore perde la piena disponibilità dell'immobile per 20 anni. Il progetto Per decidere come procedere, il Gifi, Gruppo imprese fotovoltaiche italiane di Anie, consiglia quattro mosse preliminari:
Nella fase preliminare, inoltre, suggerisce Cremonesi, «bisognerebbe sempre partire da una diagnosi energetica di tutto l'edificio: gli immobili industriali e i cicli produttivi spesso hanno margini enormi di riduzione dei consumi e si potrebbero individuare soluzioni alternative o abbinate al fotovoltaico». Anche perché per chi migliora l'indice di prestazione energetica dell'edificio, scatta una maggiorazione fino al 30% degli incentivi. Una volta deciso per il fotovoltaico, conviene individuare operatori che prendano in carico tutti gli aspetti tecnici e burocratici, evitando il collage e il fai-da-te. «Meglio se questo main contractor è anche in grado di offrire un contratto di manutenzione decennale. In generale, in assenza di criteri universali, vanno privilegiati gli operatori che abbiano una lunga esperienza impiantistica e che siano conosciuti su piazza», osserva Tiziano Dones, di T&G Sistemi, società specializzata nel settore. Quanto alla taglia, prosegue Dones, «noi consigliamo l'investimento in misura necessaria a coprire il fabbisogno energetico: questa è la scelta che ha in sé la miglior redditività; poi dipende dalla situazione del cliente». La spesa totale Oggi per 1.800-1.900 euro al kW di potenza si possono acquistare sul mercato moduli di buona qualità, ma si può scendere fino a 1.100-1.200 euro. «Trattandosi di un investimento, però, non conviene risparmiare sulle componenti installate, per non assumersi rischi eccessivi», aggiunge Dones. Il costo dell'impianto "chiavi in mano", naturalmente, è più alto di quello dei singoli componenti, e dipende dalla taglia della struttura e dalle difficoltà di installazione. Un impianto da 20 kWp potrebbe costare 4.200 euro al kW se la posa in opera non è complicata. Mentre un impianto da 100 kWp si colloca in un range inferiore, con un costo totale da 350mila a 400mila euro. Cristiano Dell'Oste (Articolo tratto dal quotidiano Il Sole 24 Ore del 15 novembre 2010, p. 18) |
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